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CANOA PROTAGONISTA AL CONCORSO NAZIONALE PER IL RACCONTO SPORTIVO CONI

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annaSi chiama “Gente di fiume” ed è il racconto che Anna Turra (in foto con il marito Marco Vescovi), "canoista di penna", bresciana di nascita ma pavese d’adozione, ha presentato al Concorso Nazionale per il Racconto Sportivo del CONI vincendo il secondo premio. Una soddisfazione e un riconoscimento inaspettati, come ha confermato la stessa autrice:

“La scelta di partecipare al concorso è arrivata da mio marito e dai miei figli. Marco (Vescovi, canoista e medico della Canottieri Ticino) mi ha spinta ad inviare il racconto, cosa alla quale non avevo minimamente pensato in precedenza. L’ho fatto ed eccomi felice per quello che è successo”.

Anna Turra nasce a Rovato (Brescia), nel 1952 e dopo aver studiato a Pavia conosce appunto Marco Vescovi, colui che poi sposerà. Attualmente insegna latino e greco al Liceo Classico “Foscolo” di Pavia e da qui, tra una lezione e una gara al seguito dei figli, ha deciso di raccontare un po’di quella “Gente di fiume” che tanto caratterizza il pianeta canoa.

 

“L’idea di questo racconto è nata durante una trasferta che ho fatto con mio marito a Szeged – racconta Anna – durante la quale abbiamo incontrato Renzo, canoista e appassionato che mi ha colpito per la sua semplicità, per la sua voglia di impegnarsi nello sport con l’obiettivo di crescere anche nella vita. Sono rimasta affascinata dal suo modo di intendere lo sport della pagaia ed in generale lo sport; viverlo da atleta con passione, ma viverlo anche da genitore guardando con emozione i propri figli che pagaiano in acqua. Sono convinta di una cosa che ho anche cercato di mettere in evidenza nel racconto: lo sport è come la vita, si vince ma anche si perde e sono proprio le sconfitte ad insegnare tanto. Accettare anche i momenti negativi, a testa alta, significa crescere e progredire nella vita. Cadere e rialzarsi, l’importante è anche e soprattutto questo.”

“Gente di fiume” è anche basato su esperienze personali.

“Certo, dopo Szeged ho assistito, da mamma, alle gare alle quali i miei figli hanno partecipato agli europei di dragonboat ad Amsterdam. In quell’occasione ho visto la scritta ITALIA sulle loro divise e ho pensato con commozione a quell’Italia per la quale mio padre ha combattuto, passando anche per i campi di concentramento. Mi sono commossa e anche questo è stato un altro passo in avanti per darmi modo di scrivere “Gente di Fiume”.

“Gente di Fiume” e gli altri racconti segnalati al concorso CONI sono a disposizione CLICCANDO QUI.


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