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CIRCUMNAVIGARE CRETA: IL DIARIO DI UNA AVVENTURA

Arrivo

Si è concluso con successo il Creta kayak tour 2010, il viaggio in kayak da mare organizzato nel mese di agosto da Tatiyak con il patrocinio di F.I.C.K.- F.I.C.T. – Sottocosta e che ha subito ottenuto un prestigioso riconoscimento: una speciale medaglia di bronzo quale premio di rappresentanza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Abbiamo completato nei tempi previsti la circumnavigazione dell’isola di Creta, la più grande di Grecia e la quinta del Mediterraneo, e che abbiamo immediatamente definito “Il Regno del Meltemi”.

CapoAkrotiri

Il viaggio di 30 giorni è stata caratterizzato da una navigazione continua con percorrenze medie giornaliere di 30 km circa, con tappe variabili da un minimo di 17 km ad un massimo di 47 km al giorno e con andature comprese tra i 3 ed i 12 km orari, a seconda delle condizioni meteo marine incontrate durante il lungo soggiorno e che sono diventate talvolta decisamente impegnative, tanto da richiedere tutta la nostra attenzione e capacità tecnica.

Monasteroortodosso

   Se nelle prime 2 settimane abbiamo potuto navigare godendo della bellezza dei promontori rocciosi della costa settentrionale, delle spiagge sabbiose di quella occidentale e delle cale deserte del mare libico sulla costa meridionale, nelle successive 2 settimane ci siamo dovuti occupare esclusivamente del mare, delle onde e del vento: sembrava che il Meltemi, il forte vento che soffia costante da nord-ovest, non volesse farci passare l’estremo capo nord-orientale dell’isola: abbiamo infatti doppiato Capo Sideros in uno dei giorni di vento più forte. L’isola di Creta è una meta indubbiamente stimolante per gli appassionati del kayak da mare e pagaiare lungo i suoi 1000 km di costa rocciosa e ventosa è stato per noi molto entusiasmante, sia per le tante persone incontrate durante il viaggio (perché i cretesi sono un popolo ospitale e vivace), sia per la natura selvaggia di gran parte della costa (che ospita diverse località turistiche molto famose) e sia per le varie condizioni del mare limpido, profondo e dalle mille sfumature (ma che in alcuni casi diventava un’unica distesa di frangenti bianchi nebulizzati dal vento forte). Un viaggio sportivo e turistico insieme, che ci ha permesso di unire le prestazioni tecniche della lunga navigazione alla scoperta delle ricchezze storico-artistiche dell’isola, culla della civiltà minoica; molti degli scavi archeologici sono facilmente accessibili dalla costa ed abbiamo così potuto passeggiare più volte tra le rovine di villaggi e palazzi di 4000 anni fa, senza allontanarci troppo dai nostri due kayak. In altri casi abbiamo visitato luoghi spettacolari raggiungibili solo dal mare, come i monasteri ortodossi che numerosi si incontrano su tutta l’isola o come le Gole di Samaria, a ragione inserite tra i beni Patrimonio dell’Unesco per la loro unicità: 18 km di gole che corrono dalla montagna al mare con un dislivello di 1000 metri, un’altezza di 300 metri ed una larghezza di soli 300 metri nel punto più stretto, quelle denominato Porte di Ferro e dove noi siamo andati quasi in pellegrinaggio data l’omonimia con il cognome di Mauro!

   La nostra giornata tipo prevedeva una sveglia alla 7, con le prime luci del giorno, e una abbondante colazione; poi, tra una chiacchierata all’ombra delle tamerici, una foto del campo e le quotidiane operazioni di allestimento del kayak (la cui ripetitività trasmette un incredibile senso di rilassamento e concentrazione!) il tempo scorreva via come sabbia tra le dita: alla fine del viaggio quei 30 giorni sono volati fin troppo velocemente! Pagaiavamo così tra le 4 e le 8 ore al giorno, il tempo necessario per coprire le distanze minime giornaliere prestabilite, con una pausa per il pranzo e una per la merenda, mantenendo all’incirca una percorrenza di 10 km per ciascuna tappa.

Cercavamo di sbarcare intorno alla 18,30-19,00 prima che sopraggiungesse l’oscurità e senza fretta ci godevamo ogni sera i colori del tramonto sulle spiagge di sabbia e ciottoli dai colori più vari, dal bianco della pomice al nero della pietra lavica; avevamo quindi tutto il tempo per rimontare il campo, per sistemarci per la notte e per cucinare, scrivere, riflettere sulla giornata e aggiornare il blog (quando la connessione internet ce lo permetteva, ma abbiamo dormito anche in luoghi talmente isolati che neanche il cellulare funzionava… rimanevano solo le stelle a tenerci compagnia!). Sculturerocciose

   Non abbiamo seguito una programmazione specifica di allenamento prima della partenza, salvo le nostre abituali ed irrinunciabili uscite domenicali in kayak e siamo forse arrivati a Creta un po’ stanchi per i lunghi preparativi che il viaggio ha richiesto. Sapevamo che il mare ha su noi una straordinaria forza rigeneratrice e sono stati sufficienti pochi giorni per recuperare tutte le energie ed entrare in sintonia con l’ambiente circostante, seguendo i suoi ritmi naturali, svegliandoci poco dopo all’alba e coricandoci poco dopo il tramonto. Abbiamo adattato le nostre abitudini alimentari alle specialità gastronomiche cretesi perché la dieta mediterranea sull’isola può contare su un tripudio di frutta e verdura fresca e saporita, di olio d’oliva in abbondanza e a chilometro zero, di prodotti locali gustosi e nutrienti. Come alle Isole Ioniche, non sono mancate neanche a Creta le taverne sul mare e tante soste sono state dettate dalla prospettiva di un pasto consumato stando seduti all’ombra delle tamerici intorno a tavolini di legno che in pochi minuti, ed in qualunque momento della giornata, si ricoprivano di piatti freddi caffè ghiacciati, sempre accompagnati da un apprezzato bicchiere di acqua fresca. E’ stato proprio intorno a un tavolo che abbiamo conosciuto personaggi unici e pittoreschi, pescatori e contadini, studenti e imprenditori, giovani ed anziani: tutti aperti, curiosi e ospitali, contenti di incontrare a loro volta due italiani alla scoperta della loro bella isola in maniera un poco insolita ma lenta, silenziosa e sportiva. E’ stato necessario riparare i kayak in sole tre occasioni: due volte per un danno alla deriva e una terza per una piccola falla nello scafo all’altezza del pozzetto, conseguenza di un atterraggio in surf tra ciottoli grossi come i tappi ovali dei gavoni… qualche operazione si è resa necessaria anche per i pagaiatori: qualche abrasione e ripetute scottature per l’eccessiva esposizione al sole africano di quelle latitudini. Nel complesso, però, abbiamo reagito bene alla lunga spedizione sia noi due che i nostri due kayak e cogliamo l’occasione per ringraziare i vari sponsor che ci hanno sostenuto economicamente e che ci hanno fornito l’attrezzatura necessaria per il viaggio. FarodiHania

Il periplo di Creta ha migliorato le nostre capacità di navigazione ed ampliato le nostre conoscenze marine: il “Creta kayak tour” è stato certamente una tappa fondamentale nella nostra esperienza canoistica… Il diario di viaggio è consultabile sul blog:  http://cretakayaktour2010.blogspot.com/

Tatiana Cappucci e Mauro Ferro

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