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L'ITALIA DEL DRAGON BOAT RACCONTA UN 2016 DI SUCCESSI

Leggi dopo 14902819 1122945607790735 3519161432553783459 oAbbiamo rivissuto insieme alcune tra le più belle #storiedipagaiate del 2016 e oggi vi raccontiamo il dragonboat, protagonista di un anno intenso e ricco di successi agonistici, dove le teste di drago azzurre hanno solcato a ritmo di tamburo le acque d’oro del 2016. 

Un anno archiviato con un oro (minidragon Master 50 misto 500mt), due argenti (minidragon Master 50 misto 500mt; minidragon Master 50 maschile 500mt) e sei bronzi (standard dragon Master 40 femminile 500mt; standard dragon Master 40 femminile 2.000mt; standard dragon Master 40 misto 200mt; standard dragon Master 40 femminile 200mt; minidragon Master 40 misto 200mt; minidragon Master 50 maschile 2.000mt), conquistati al Campionato Mondiale 2016 per Nazioni a Mosca, nell’Olympic Regatta Course “Krylatskoe”. Nutrita la spedizione Italiana che in Russia ha raggiunto le 72 unità, formanti ben 27 equipaggi. Abbiamo ascoltato i racconti di Michele Galantucci  (Canottieri Padova) e Marina Diano (Polisportiva Albalonga Castel Gandolfo), due degli atleti protagonisti della stagione internazionale 2016:

Quali vantaggi si possono trarre da uno sport di squadra come il dragon boat? Quali sono i suoi punti di forza?
“Quando penso ai punti di forza e ai vantaggi del dragon boat mi viene in mente la parola squadra: in questa imbarcazione si pagaia in 20 e nel pagaiare capita di toccarsi con il proprio compagno di voga. Se sbaglia uno, sbagliano tutti. Se vince la squadra, vince anche il singolo. Di conseguenza durante le fasi di allenamento, o di gara, il vantaggio di essere squadra ti fa sentire invincibile” - commenta Michele. “Il punto di forza è proprio la tua squadra, i tuoi compagni di battaglia. Ognuno è pronto a venirti in aiuto anche con una semplice battuta… ci sono sempre, pronti a darti il giusto supporto” - aggiunge Marina.

Una disciplina prevalentemente praticata da adulti, alle prese tra lavoro e famiglia. Come si riesce a gestire l'impegno agonistico tra scelte e rinunce? 
“Uno sport come il nostro, se fatto in maniera agonistica, comporta dei sacrifici e per forza di cose toglie del tempo alla famiglia e a se stessi, ma se non facessi questo sport probabilmente non sarei la persona che sono” - continua Michele. Per Marina “è uno sport che ci fa evadere da tutti i problemi quotidiani, allontana i pensieri, e ci permette di ritagliarci un po di tempo per noi anche dopo una impegnativa giornata di lavoro. Tra famiglia e lavoro si cerca di trovare dei compromessi, spesso sacrificando le ferie in funzione dei calendari agonistici. Inevitabilmente come tutti gli sport ci sono delle rinunce, ma si riesce sempre a trovare quella motivazione che ti da la forza di superare anche i momenti più difficili”

Come avete iniziato a praticare il dragon boat? Perché rimettersi in gioco? Cosa porta al raggiungimento di un obiettivo da condividere con altre persone?
Michele ha iniziato questo sport finita la carriera da canoista agonista: “sono salito nel dragon boat perché era l'unico modo che avevo per rimanere in contatto con la mia società, con il fiume e con le persone che frequentavo sin da ragazzino. Successivamente ho scoperto che il condividere una vittoria con un equipaggio così numeroso è sicuramente un emozione unica… e da li non sono più sceso!”. “La mia esperienza con il dragon boat nasce casualmente, dopo un corso di prova organizzato in palestra per disputare il Palio dei Draghi di Castelgandolfo, una gara amatoriale a livello regionale. Così mi ritrovai su un dragone e mi innamorai di questo sport” - racconta Marina - “l’obiettivo è sempre uno e vale per tutte le squadre, l’allenamento e la fatica portano al successo ed è indescrivibile viverlo insieme agli altri, come il motto dei Tre Moschettieri: tutti per uno...uno per tutti!”

A Mosca avete guadagnato numerosi successi e diversi piazzamenti ai piedi del podio, mantenendo la nazione ai vertici delle classifiche. Come avete affrontato il mondiale, la usa preparazione e l’assieme di barca?
Per Michele Mosca è una delle più belle esperienze mai fatte nella vita: “sembra una frase fatta - aggiunge - ma è stato proprio così! Siamo riusciti, grazie anche al lavoro dei dirigenti e tecnici a essere una famiglia, ed è stata proprio questa la carta vincente che ci ha portato alle medaglie e ai piazzamenti”. Marina ricorda positivamente l’avventura di Mosca e racconta che vedere l’Italia finalmente sul podio iridato è stato straordinario: “siamo stati una squadra che ci ha creduto fino in fondo, ad ogni tocco del tamburo, ad ogni raduno, ad ogni uscita in barca, ad ogni allenamento… sia tra noi atleti che tra gli allenatori ed i tecnici, che ci hanno accompagnato nel nostro percorso. Abbiamo affrontato insieme ben nove tappe, tra selezioni e raduni, nel corso dei quali i tecnici hanno potuto curare l’assieme in barca, elemento essenziale per essere competitivi.” 

Ma Marina, la sua medaglia più bella, oltre ai cinque bronzi di Mosca, l’ha conquistata fuori dall’acqua grazie alla sua forza di volontà: “due anni fa, dopo un anno di allenamenti e duro lavoro, una settimana prima di partire per i mondiali di Ponzan ho avuto un incidente alla fine di un allenamento, riportando la frattura ad un braccio, il mondo mi cadde addosso in un attimo, io capovoga del femminile non potevo partire più. In ospedale mi dissero che dopo l’intervento probabilmente non sarei più stata in grado di ritornare a pagaiare, così rifiutai l’operazione ma la con caparbietà, grazie alla bravura del mio fisioterapista, dopo quattro mesi sono ritornata in barca e dopo sei mesi sono tornata in azzurro, fino alla vittoria degli europei ad Auronzo di Cadore nel 2015, meno di un anno dopo. Questa è stata la mia più bella medaglia...la mia grande rivincita”

Come avete superato le divergenze per far funzionare gli equipaggi?
Essere leader non significa alzare la voce o imporsi, ma conoscere i propri ragazzi e accendere l'interruttore ad ognuno di loro - commenta Michele - Spesso capitano divergenze, ma rientra tutto nella normalità, perché sappiamo che molte decisioni sono prese in funzione dell’interesse di squadra.” Per Marina “l’unione che si crea tra i compagni è ineguagliabile, si gioisce insieme, si soffre insieme, si esulta insieme, ci si sente un unica persona, perché la squadra è la tua forza.”

Consiglieresti il dragon boat ad altre persone?
Michele consiglierebbe questo sport “perché ti fa vivere l'essere squadra nella sua completezza, ti porta a superare i tuoi limiti, per poi condividere insieme risultati che mai ti saresti aspettato di ottenere”. Conclude Marina dicendo che “è uno sport che ti fa amare la natura ed i meravigliosi paesaggi, ti fa sentire estremamente forte e anche dopo un pesante allenamento hai ancora la forza e la tenacia di aumentare i colpi e finire il percorso più veloce di come si è partiti.” 

Una metafora di vita, sempre a gran velocità.

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