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POLO: CON IL CUORE A MECHELEN, CON LA TESTA AL WEEKEND DI ROMA

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andrebertelloniE'la passione che muove il mondo. Ed è con passione che vogliamo portarvi nel dietro le quinte dell'oro di Mechelen. Andiamo oltre la semplice cronaca sportiva, dando appuntamento a tutti i polisti al weekend di Roma quando sarà definita la griglia dei playoff scudetto.

Con la storica medaglia d’oro al collo conquistata a Mechelen dalla nazionale italiana di canoa polo oggi ci chiediamo: cosa vuol dire essere squadra?

Squadra significa "gruppo"; un gruppo di ragazzi dentro e fuori dal campo, più ci si conosce fuori dal campo più ci si sentirà legati anche durante le partite, dal titolare alla panchina a quello rimasto a casa, perché per vincere è necessario il contributo di tutti.

Squadra significa "regole"; sono di fondamentale importanza, vanno rispettate da tutti, dai giocatori agli allenatori, il rispetto tra le parti è necessario.

Squadra significa "lottare"; non esiste squadra che non lotta, il raggiungimento del risultato è l'obiettivo principale ma il modo con il quale lo si raggiunge è ancora più importante.

Il modo in cui i nostri azzurri sono arrivati a conquistare la tappa finale dell’ECA Cup, si spiega tutto in quest’ultima frase: facile non è vincere la finale, ma arrivarci attraverso un difficile percorso tra fatica, allenamento e spirito di squadra, legati dal tricolore sulle spalle.

La conoscete la legge di attrazione? Dice che nella vita attrai quello che pensi. Ed è proprio quello che hanno fatto i polisti azzurri a Mechelen lo scorso fine settimana. Realtà soggettiva e concentrazione: realtà  e concentrazione si costruiscono sulla base delle nostre credenze, esperienze, aspettative e decisioni. I magnifici nove prima di scendere in campo avevano già messo a fuoco l’istantanea che li vedeva sul gradino più alto del podio: è il potere del “focus” che ha portato ad unire i loro pensieri verso la vittoria, concentrati all’unisono nel voler fare la differenza.

Romano, Novara, Pagano, Di Martino, Bellini, Bertelloni, Porzio e Lodato hanno sognato quella finale che da sempre però sfuggiva. C’è tanto lavoro dietro ad una medaglia; in uno sport di squadra è difficile far pagaiare all’unisono otto teste, ma il ct Vastola al quale la FICK ha dato l’incarico di guidare la nazionale maggiore, ha ben lavorato su “far fare”, riuscendo a far guadagnare ad ogni giocatore consapevolezza ed autostima; lui forse è quello che la vittoria l’ha sognata più di chiunque altro.

Il percorso è stato articolato e non facile. Primo ostacolo la Danimarca, che nella fase a gironi ha battuto la squadra italiana; azzurri che hanno aperto la partita un po’ sottotono e forse in maniera troppo tranquilla. I nostri azzurri, superiori sulla carta rispetto ai danesi, si sono lasciati sfuggire la vittoria di un match  fortunatamente non fondamentale. Avanti tutta, hanno dimostrato con carattere e sangue freddo la loro leadership passando senza altri problemi la prima fase. Secondo ostacolo la Germania. I tedeschi da sempre sono idealmente visti come i freddi, forti e glaciali. 1-1, 1-2, 2-2 e così via, per un testa a testa senza precedenti fino al 5-5 teutonico messo a segno a diciotto secondi dalla fine; si va ai supplementari. Ed ecco che riemerge la squadra, quella che non ci sta ad abbandonare l’idea della finale dopo un goal beffardo ed una partita condotta al massimo. Segna Lodato il golden goal ai supplementari. E‘ paura e adrenalina contemporaneamente per i ragazzi in acqua e per il tecnico fuori. La rivincita contro i francesi è la partita che tutti aspettavano, e quel goal segnato al limite della stanchezza è la scintilla che accende e fa scattare la speranza della formazione azzurra. Il morale della squadra è alto, hanno acquistato la giusta sicurezza, quell’idea di “pensare la vittoria” descritta prima.

La Francia della finale teme gli azzurri, vede i cugini del tricolore ringhiare sotto i caschetti,
diventa succube fin dai primi minuti. L’Italia inizia a segnare con cattiveria agonistica e senza risparmiare nessuno: l’Italia di Romano che serra la porta e para l’impossibile;  l’Italia del tandem Bellini/Pagano che domina l’attacco con la giusta dose di grinta, rabbia e quella sicurezza di essere ad un passo dall’impresa. I gol sono sei e come cannonate bucano la rete. E’ sul 6 a 2 la vittoria finale.

Per descriverla metaforicamente, l’Italia potrebbe essere il fantino che domina il cavallo francese, lo tiene calmo, riesce a non cadere e non farsi male, riesce perfettamente a cavalcarlo con eleganza e sicurezza. Si sono finalmente divertiti, hanno giocato. La domanda che tutti inconsciamente ci facciamo è: cosa è passato nelle loro teste a ’60 dal fischio finale? Credo che la risposta sia solo nei loro cuori, che in quel momento battevano allo stesso ritmo. Goal dopo goal saliva la fiducia.

“Chi fiducia da fiducia riceve”, è stata questa la lezione più importante che Vastola ha trasmesso ai suoi ragazzi e a tutti noi. Un oro che per Novara vuol dire “rivalsa”, che per Lodato vuol dire “gruppo”, che per Bellini vuol dire “conferma”, che per Vastola vuol dire “squadra”. E’ raro vedere il forte e duro di cuore coach “Boffi” emozionarsi e lasciarsi andare; e in quest’occasione la scena più bella rimarrà quella che da sempre descrive la vera passione e condivisione: l’abbraccio a fine partita tra l’allenatore ed i propri ragazzi. Il significato e la causa della vittoria degli azzurri, infondo, è descritta tutta in quell’abbraccio.

Dall’oro all’Eur. La canoa polo sarà ancora una volta protagonista nelle acque del laghetto dell’Eur a partire dalle ore 9,00 di Sabato 6 per finire con la tanto attesa classifica playoff che sarà stilata definitivamente domenica sera al termine dell’ultima giornata di campionato. Arriveranno a Roma con l’oro al collo i nove protagonisti di Mechelen, questa volta però divisi, ognuno a lottare per la propria squadra e per la propria società. I primi cinque posti sembrano oramai sicuri; sarà da confermare solo l’ordine della classifica: Chiavari da sempre in testa rimane irraggiungibile, Kst in seconda posizione con il Posillipo dei “big” che avanza sempre più grazie alla lunga esperienza sul campo ed ora è fermo sul terzo gradino; in attesa della storica sfida con gli avversari chiavaresi; Mariner che dopo una partenza al top e l’ottima stagione si stabilizza in quarta posizione, San Nicola che in seguito alla vittoria contro i posillipini si assicura la trasferta milanese.
Arenzano, Academy e Jomar protagoniste dell’accesa lotta per l’ultimo posto in palio, valido per non rimanere spettatori nei playoff tricolori all’interno dei quali saranno incoronate le tre squadre più forti d’Italia.

Pericolo rosso per le ultime in classifica, sospese tra la serie A e la retrocessione; se ne salverà solo una tra Ichnusa, Ortigia e Katana; tutte in questa ultima giornata dovranno difendere la massima serie con unghie e sudore. Già out con sicura retrocessione in serie A1 il Polesine, l’Idroscalo Club ed il CK Sardegna, a loro resta una grande esperienza in serie A.

Ai playoff si ricomincerà da zero. Le prime sei posizioni potranno essere stravolte. Solo i migliori sentiranno dall’acqua il fischio d’inizio dell’ultima palla al centro della stagione 2013. Che lo spettacolo abbia inizio! Appuntamento a Roma, nella struttura della Piscina delle Rose, per l’ultima giornata della regular season tutta da tifare, che definirà le sei squadre regine del campionato.

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