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RICCARDO SPOTTI E MICHELE BERTOLINI: IL FUTURO RAGGIUNTO ALLA VELOCITA’ DI 32 SECONDI

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Nell’immaginario collettivo potremmo paragonare i 200 metri al decollo di un aereo: il motore si riscalda nel tragitto verso la pista e poi via, a tutta potenza per salire di quota, così come braccia e pagaia che macinano colpi allo start del blocco, per arrivare più su, dove il tempo si fa effimero. Riccardo Spotti e Michele Bertolini ci sono arrivati, prima sul podio europeo, poi su quello mondiale, in poco più di 32 secondi, con uno scatto culminato in un boato azzurro. E l'atterraggio è stato morbido, felice, e direttamente sul podio. Adrenalina pura, fiato sospeso, il tempo che si dilata in frammenti impercettibili impossibili da ricordare con nitidezza. Quello “stare nella stessa barca”, nel bene o nel male, legati dal ritmo scandito del colpo in acqua, vincolato da un meccanico, ma sempre nuovo, gioco di forze.

L’abbiamo cantato insieme quell’inno, ai piedi del podio, in diretta, perché un team di persone ha bisogno di saper vivere emozioni, di stare bene insieme e di sentire che integrandosi a vicenda si può andare “oltre”. Cosa è quell’ “oltre”… lo abbiamo chiesto ai protagonisti, Spotti e Bertolini:

Momenti, circostanze, coincidenze che si intrecciano e si sovrappongono. E’ nato così, in questo 2016, un tandem vincente. Per Michele “tutto è stato relativamente semplice”, ma è proprio in quel “relativamente” che si nascondono aneddoti, segreti e punti di forza dei due duecentometristi. “In questo caso il difficile è stato cercare di rimanere con i piedi per terra - continua Michele - e non sempre ci siamo riusciti. In allenamento continuavamo a migliorare giorno per giorno, viaggiando su dei riscontri cronometrici relativamente importanti .” Il successo arriva perché si è in sintonia sia in barca che fuori e per Riccardo il feeling è stato l’elemento più importante: “da subito sono stato fiducioso nelle potenzialità della mia prima voga… sapevo che Michele era un uomo da equipaggio.” Spotti ha ben in mente la loro prima volta in equipaggio: "non ricordo di preciso il tempo ma ero incredulo perchè era un numero che non avevo mai sentito fino ad allora."

Del loro valore, ma soprattutto della loro potenzialità, se ne son resi conto durante la batteria degli europei di Plovdiv e da lì “l’obbiettivo è stato rimanere freddi… e pare abbia funzionato!”. “Pur essendo molto individualista nella vita - commenta Michele - mi risulta abbastanza semplice adattarmi ai comportamenti di altre persone nella formazione della barca e questo è un valore fondamentale per reagire alle diverse situazioni.” Storicamente in coppia con Riccardo Cecchini, Michele si è dovuto “adattare” al salto di categoria del suo compagno, e pur continuando con dedizione il percorso ticinese, si è reinventato per conquistate la platea under.  Sui social, mentre erano in aeroporto in attesa della partenza per l’europeo si erano divertiti a lanciare una sfida, quella della “Old School” integrata alla “New Generation”, per superare il 4G di un noto brand delle telecomunicazioni: “In quel caso abbiamo volutamente lanciato una provocazione, l’intento è stato soprattutto quello di strappare un sorriso agli addetti ai lavori e non solo." Quando chiediamo loro se gli obiettivi futuri saranno all’altezza della “fibra”, Michele ci risponde che considera “gli obiettivi come un limite a quella che può essere la prestazione finale”. Le ambizioni di Riccardo invece puntano al “sogno olimpico”, che non si spegnerà fino a che non ci avrà provato fino in fondo.

Dedizione ma soprattutto divertimento perché “credo che in uno sport come questo, dove la tensione si manifesta tutti i giorni in allenamento, in gara e nella vita, il divertimento sia l’integratore più efficace sia da punto di vista fisico che mentale, il mix giusto per lavorare al meglio e mantenere alta la passione: creativi fuori e professionali in barca.” - racconta Michele. “Il peso del divertimento è molto rilevante perché ti aiuta a smaltire un po’ di tensione” – continua Riccardo - “in barca abbiamo messo serietà e arroganza, quell’arroganza ironica che ci ha dato quello stimolo in più per spuntarla.” Il loro mantra sui blocchi: “l’unica cosa che gli avversari devono vedere è la scritta “ITA” sulla schiena” - lo dicevano ridendo ma era quello che in fondo volevano davvero. K2 Junior sul podio nel 2015, ad un anno di distanza metallo prezioso tra gli under, un precorso in forte crescita per Riccardo: “fino a tre anni fa non immaginavo nemmeno di poter indossare la maglia azzurra, ripensandoci credo di non aver ancora metabolizzato l’oro mondiale vinto con Di Liberto. Nel 2017, proverò ad ottenere il meglio dal mio potenziale.”

13958208 1326585050686813 6632427059774982236 oOra si lavora per impostare il nuovo quadriennio, in un mondo dove i programmi olimpici corrono sempre più sulla breve distanza. Attenzione e elevata professionalità, in una gara che non comprende il minimo margine di errore, dove secondo Michele “occorrerà essere aperti a nuovi approcci di lavoro e consolidare quelli che hanno portato i migliori risultati”. Positivo per Riccardo anche il probabile ingresso del K4 500mt, “una barca nuova dove la contesa tra millimetristi e duecentometristi alzerà sicuramente il livello”. Uno stimolo non solo per gli atleti ma anche per tutto lo staff tecnico.

Entrambi universitari a Pavia, portano avanti in parallelo il percorso agonistico e universitario, seguendo le linee guida dell’Unione Europea, e a livello italiano, del CONI, che stanno investendo molto sulla figura dell’atleta studente. “Pavia è diventato uno dei poli d’eccellenza nel settore, come abbiamo dimostrato quest’anno ai campionati mondiali di Montemor - interviene Michele, oltre che canoista, studente di economia - Senza dubbio essere studenti universitari e atleti professionisti non è semplice, ma ritengo sia fondamentale nella crescita generale dell’individuo. Per continuare queste due vite credo sia necessaria una grande motivazione che non può derivare da fattori esterni ma solamente dall’individuo stesso.” Al primo anno dell’avventura universitaria anche Riccardo, con un percorso universitario che definisce “sicuramente difficile, ma importante, perché una laurea è l’unica cosa che potrà darmi un futuro solido una volta terminata la carriera agonistica.”

Divertente, esuberante, creativo oltre che agonisticamente un talento è Michele Bertolini , con una sfida “social” lanciata insieme al compagno di squadra, l’altro Riccardo, il Cecchini, con il loro K2 Home Project: “Essendo uno sport minore è un notevole strumento per farci conoscere - dichiara Michele - non sono mai stato un fanatico dei social, ma l’idea venuta a me e Cecchini è stata quella di mostrare qualcosa di diverso rispetto a semplici risultati o prestazioni agonistiche, ovvero i retroscena della vita di due studenti –atleti. Non abbiamo una visibilità molto diffusa ma quando nei campi di gara riceviamo di persona i complimenti per i post o per qualche video ci riempie di orgoglio, perché semplicemente mostrando quello che facciamo riusciamo a divertirci, far divertire e rendere felici gli sponsor che hanno creduto e continuano a credere nel nostro sogno.”

Tra i fautori del loro successo, tutto l’entourage che ha creduto nelle loro pazzie: staff, allenatori, fidanzate ma soprattutto le loro famiglie, chi li motiva, chi ha trasmesso loro la passione, chi li supporta e soprattutto sopporta… e chi li ha portati, come conclude Spotti, “dal nulla fino a dove sono ora, che è ancora poco.”

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