RELAZIONE GIOCHI OLIMPICI TOKYO 2020 A CURA DI STEFANO ZSIGMOND

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Comincio dalla fine, ovvero i ringraziamenti. La mia partecipazione a questa Olimpiade parte da molto lontano, vale a dire dal 1999 quando a Pavia si è disputata la prova di Coppa del Mondo di Canoa Maratona, ed un grande amico che purtroppo non è più con noi, Francesco “Chicco” Bedini, mi prospetta la possibilità di diventare Arbitro Internazionale di Maratona. 

Nel 2006 Sante Tarabusi, designato per i Campionati del Mondo di Velocità, mi accompagna a Szeged per sostenere l’esame per ottenere l’abilitazione di Canoa Velocità, abilitazione che mi ha permesso di essere a Tokyo. Ricordo molto bene il viaggio da Lagaro a Szeged, anche con Nicola Bevilacqua, ed i giorni precedenti l’esame dove si parlava quasi esclusivamente di Codice di Gara, e la soddisfazione quando ho saputo che avevo superato l’esame. 

Nel 2014 il Presidente Buonfiglio mi ha mandato a Mosca, in occasione dei Campionati del Mondo, per imparare il “mestiere” di Technical Organizer, ruolo che avrei svolto l’anno successivo a Milano in occasione dei Campionati del Mondo – Qualificazione Olimpica Rio 2016. 

Quindi ringrazio Chicco Bedini, Sante Tarabusi e Luciano Buonfiglio che mi hanno consentito, con i loro suggerimenti e le loro scelte, di arrivare ad un traguardo di così grande prestigio. 

L’avventura Olimpica è iniziata il 30.07 con il volo Torino – Francoforte – Tokyo. A Francoforte ho incontrato altri colleghi che andavano a Tokyo, e così abbiamo passato le 11 ore e mezzo di volo chiacchierando di cosa avremmo fatto a Tokyo, dei tamponi tutti negativi, che avevamo fatto prima della partenza, e di che tipo di controlli avremmo trovato al nostro arrivo. 

01.08 – Arrivati a Tokyo sono iniziati i controlli medici che, se superati, mi avrebbero permesso di poter partecipare alle Olimpiadi. Dopo circa due ore e mezzo è arrivato il risultato negativo dei miei test, e così è iniziata effettivamente la mia partecipazione ai Giochi della XXXII Olimpiade. Arrivato in albergo ho incontrato Enrica Berlingieri, che aveva partecipato alle gare di Canoa Slalom e che, per mia fortuna, mi ha istruito sulle procedure di controllo, che dal giorno dopo avrei dovuto fare tutte le mattine. C’è stato ancora il tempo per andare al centro dove venivano distribuite le divise e poi, finalmente, si conclude una giornata lunghissima. 

02.08 – Da oggi iniziano i controlli della temperatura e salivari. Infatti tutte le mattine, fino al giorno della partenza, devo raccogliere, in un apposito contenitore, la saliva che deve essere consegnata entro le 08.00, in modo che il laboratorio possa restituire in giornata l’esito del tampone. Fatto il prelievo devo inserire, tramite una app, il codice del tampone, successivamente, tramite un’altra app, devo inserire la temperatura corporea, che ovviamente deve essere inferiore a 37,5°. 

Finiti i “compiti” sanitari si parte verso il campo gara, dove si arriva dopo un tragitto, di circa 35 – 50 minuti, variabili a seconda delle condizioni del traffico, alle 08.15 comincia la riunione con il Chief Official, dove settore per settore vengono definiti i vari coordinatori e vengono fornite delle istruzioni di massima, che saranno approfondite dai coordinatori di settore. 

Il coordinatore degli Arbitri di percorso, Gheorghe Toth – Romeno, ci ricorda che nel momento in cui alziamo la bandiera rossa, dobbiamo essere ben sicuri di ciò che andremo a segnalare al Competition Committee, perché l’Olimpiade non è una gara come le altre, ma è una gara dove già dalle batterie, tolti alcuni paesi come Samoa o Isole Cook, scendono in acqua i migliori atleti del mondo. Di conseguenza il servizio che andremo a svolgere dovrà essere obbligatoriamente un servizio qualitativamente alto. 

Il mio compito è quello di Arbitro di Percorso e sono in coppia con un arbitro sudafricano, Alan Whiterden, alla sua quarta Olimpiade. 

Alle 09.30, con le batterie del K1 200 donne, per me cominciano ufficialmente le Olimpiadi e iniziano molto bene. Infatti Francesca Genzo, con il secondo posto, si qualifica direttamente per le semifinali, saltando così i quarti di finale. 

I quarti di finale esistono solamente nel programma olimpico perché il campo di gara, pur essendo tracciato con le classiche 9 corsie, viene utilizzato solo con 8. Questo per permettere ai paesi partecipanti, soprattutto ai più piccoli, di poter disputare almeno due gare. Il programma di giornata si è svolto regolarmente in un ambiente climaticamente difficile. La temperatura reale era 29° ma quella percepita era decisamente maggiore, perché il tasso di umidità ha sempre variato tra il 70 e l’80 per cento. 

Per poter sopportare meglio l’afa è stato dato a chi lo chiedeva, ed io sono stato tra questi, un giubbotto al cui interno venivano inserite delle buste di ghiaccio, in modo da poter sopportare meglio il clima decisamente umido. Terminate le gare siamo rientrati in albergo, dal quale non ci si poteva muovere perché eravamo tutti in quarantena, a seguito del protocollo COVID. 

03.08 – Sveglia come sempre alle 06.00, controlli sanitari, invio codici e temperatura e via al campo di gara, dove si disputano le semifinali e finali delle gare del giorno precedente, vale a dire K1 200m donne, C2 1000m uomini, K1 1000m uomini e K2 500m donne. I risultati per la nostra squadra sono il 7° posto di Francesca Genzo, in finale “A” del K1 200m, ed il 1° posto di Samuele Burgo, nella finale “B” del K1 1000m. 

04.08 – Come per i giorni precedenti, e così fino alla partenza, solita procedura (controlli, invio codici e temperatura). Il programma è K1 200m uomini, C1 200m donne, K1 500m donne, K2 1000 uomini. Programma che vede coinvolta tutta la squadra nazionale. Inizia Manfredi Rizza, che nel K1 200m, si qualifica direttamente per le semifinali, Francesca Genzo, nel K1 500m, e Samuele Burgo / Luca Beccaro, nel K1 1000m, si qualificano per i quarti di finale. Quarti di finale che, purtroppo, si concludono con l’eliminazione dei nostri equipaggi. Nella prima batteria del K1 1000m l’Australia, con il tempo di 3.08.773, abbassa il miglior tempo olimpico, che dall’agosto 1996, Olimpiadi di Atlanta, era detenuto da Antonio Rossi e Daniele Scarpa con 3.09.190. 

05.08 – Oggi semifinali e finali delle gare del giorno precedente. Manfredi Rizza, con il secondo posto, si qualifica per la finale “A”, che si è disputata alle 11.42 e che ho potuto vedere, grazie ad un momento di pausa, direttamente in torre d’arrivo. L’ungherese esce dai blocchi meglio di Manfredi Rizza, che inizia una progressione che lo porterà all’argento Olimpico, a 45 centesimi dall’oro, lasciando alle sue spalle l’inglese Heath, vincitore del K1 200m a Rio 2016, 

06 – 07.08 – Nelle ultime due giornate di gara, dove non ci sono barche italiane, si disputano le varie fasi del C2 500m donne, del C1 1000m uomini, il K4 500 donne e uomini. Le gare più emozionanti sono state, per la loro spettacolarità, i K4 500m, in particolare il K4 uomini che ha visto una bella lotta tra Spagna e Germania, lotta vinta da quest’ultima. 

Nelle varie giornate di gara c’è stato un solo caso di approfondimento, nella gara del C2 500m donne. La gara è stata considerata regolare dagli arbitri di percorso. Il Competition Committee, evidentemente sollecitato da qualche Team Leader, ha chiesto chiarimenti al mio collega sudafricano, per sapere se il Canada, durante il percorso, aveva compiuto delle irregolarità. Il collega ha comunicato che l’imbarcazione aveva corso non al centro della corsia, ma bensì a ridosso delle boe che delimitavano la corsia 5 e 6, senza trarne però alcun vantaggio. Il Competition Committee ha deciso di non squalificare il Canada, proprio perché dalla manovra non aveva tratto vantaggio. 

Concludo dicendo che le Olimpiadi sono un evento unico e straordinario che ricorderò per sempre. Quelle di quest’anno sono state anche molto sofferte, visto il particolare momento che il mondo sta attraversando e che ha causato la mancata presenza del pubblico. Il Comitato Organizzatore ha certamente fatto di tutto per mettere i vari attori dell’Olimpiade (atleti, giudici, staff) nelle migliori condizioni operative. Ho cercato di raccontare i fatti perché le emozioni, che ho vissuto nei 10 giorni che sono stato in Giappone, mi risultano difficili da spiegare. 

Stefano Zsigmond 

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