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LA CANOA VELOCITA'PRONTA AI BLOCCHI PER IL VIA DELLA NUOVA STAGIONE

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canoaguerrini“Siamo già proiettati alla nuova stagione che inizieremo domenica a Sabaudia con il primo raduno del nuovo anno. Sarà intenso, importante ed esaltante e non vedo l’ora di tornare al lavoro con i ragazzi”. 

Guglielmo Guerrini, Direttore Tecnico azzurro, inizia fortemente motivato la sua seconda stagione alla guida della canoa velocità italiana, dopo che nel primo anno post Olimpiade ha iniziato a mettere le basi per un lavoro finalizzato ad ottenere due macro obiettivi principali in un programma portato avanti con intesa e determinazione assieme al compatto staff azzurro: 

“Assieme all’intero staff che dallo scorso anno mi segue, ci siamo presi due impegni importanti: vogliamo dare uniformità nei metodi e nel linguaggio, ma soprattutto fare un lavoro che possa dare alla canoa italiana frutti e risultati importanti in prospettiva.  Un lavoro che ci permette di lavorare per il nostro massimo potenziale fin da subito, ma guardando ovviamente al futuro e non al semplice quadriennio, così da costruire solidità e un gruppo sempre più numeroso, forte e competitivo. Proprio per questo il lavoro fatto nella prima stagione è stato molto importante. Abbiamo raccolto dati fondamentali sui quali lavorare con maggior precisione già da domenica; abbiamo iniziato ad uniformare e a legare i metodi tra lo staff della nazionale e i vari tecnici di società, stiamo stabilizzando e comprendendo al meglio le capacità prestative di ciascun atleta. Abbiamo deciso di lavorare in maniera unica, facendolo ancora senza suddividere i settori”. 

Ed è questo, inevitabilmente, uno degli aspetti che differenziano il lavoro iniziato lo scorso anno dal DT Guerrini e dal suo staff rispetto al passato. Quali le ragioni di questo cambio? 

“Non giudico il passato, ma ho optato per questo lavoro in un gruppo unico perchè credo sia importante avere la squadra assieme, con un sistema che diventa unico e che permette ai ragazzi di lavorare in maniera uniforme. Un lavoro nel quale superare le difficoltà stando uniti; ma un lavoro nel quale, soprattutto, sentire propri anche i successi che arrivano magari da altri. Una medaglia delle nostre ragazze è merito anche dei canadesi, il podio conquistato dal C2 trova fondamento anche nell’intesa fuori dall’acqua con i kayakers e una buona prestazione della nostra ammiraglia sul K4 va condivisa nel merito anche con la capacità di star bene che cresce dentro all’intero gruppo. I risultati devono essere percepiti con una forza del sistema; e chi non è ancora riuscito a raggiungerli, può vedere così in prima persona che raggiungere certi traguardi è possibile. Vestiamo la maglia azzurra, rappresentiamo l’Italia, e questo è fantastico oltre che un grande onore”. 

In uno sport individuale come la canoa, quanto conta il lavoro di squadra? 

“Tanto, tantissimo. In gara si sale in uno, due o quattro su una barca. Ma il lavoro fatto prima è fondamentale e l’intesa non può mancare. Intesa che deve esserci anche e in primis tra i tecnici; ed è per questo che voglio ringraziare tutto lo staff: Antonio Cannone, Stefano Loddo, Michail Vartolomei, Alessandro Ventriglia, Claudio Ghelardini e Danio Merli per quanto riguarda senior e U23, Ezio Caldognetto come DT del settore giovanile e Stefano Grillo per come si è lavorato in questi mesi. C’è stato un impegno massimo per applicare un metodo per alcuni nuovo e li ringrazio anche per avermi dato l’autorevolezza necessaria grazie alla quale permettere lo sviluppo dell’idea di lavoro che mi hanno poi aiutato a concretizzare. Un grazie lo rivolgo ovviamente anche ai ragazzi e alle ragazze della squadra, che hanno accettato questo nuovo metodo. Sono consapevole che l’essere spesso in raduno non è semplice; ma credo che sia in questa fase, l’unico modo per ottenere i risultati ai quali ciascuno di noi aspira”. 

E a proposito di raduni, a Sabaudia sarete in tanti, gruppo sperimentale o formato già da atleti di livello? 

“E’un gruppo di qualità, formato dagli atleti senior che ci stanno dando importanti garanzie e soddisfazioni e implementato anche da giovani che si sono messi in luce, e che hanno mostrato garanzie e volontà di voler lavorare in gruppo. Dieci ragazze, quindici ragazzi del kayak e otto specialisti della canadese sono un numero importante per cominciare. Oltre a loro, comunque, ci sono numerosi altri giovani guidati da Ezio Caldognetto, direttore tecnico del settore giovanile che segue assieme a Stefano Grillo gli junior e gli under di seconda fascia. E’un lavoro d’equipe nel quale parliamo tutti lo stesso linguaggio e grazie al quale stiamo sviluppando strategie e metodi comuni a mio parere fondamentali per crescere ulteriormente. Parliamo molto con le società e i loro tecnici, cerchiamo insomma di non lasciare nulla al caso”.

Facciamo un passo indietro e andiamo a vedere la scorsa stagione. Rispetto alle aspettative, ad annata conclusa, si ritiene soddisfatto dei risultati ottenuti? 

“Si, sono stato molto contento di quello che abbiamo fatto in questo primo anno. Ma ovviamente vogliamo migliorare, questo è chiaro. Le impressioni però sono state più che buone e se dopo Szeged pensavamo di dover affrontare un certo tipo di lavoro, le risposte successive ci hanno invece rassicurato sul fatto che la strada era quella giusta, anche se il cammino che porta a stabilizzare le migliori prestazioni possibili da parte di tutti i ragazzi è ancora lungo. Abbiamo centrato quasi tutti gli obiettivi in prospettiva, e quelli che non siamo riusciti a fare nostri li abbiamo analizzati a fondo preparandoci a lavorare ancor più duramente per raggiungerli. Sono fiero inoltre di aver tenuto fede a quanto detto in merito alla suddivisione dei percorsi senior e under. Aver tenuto le due strade divise, salvo under in grado di fare evidenti salti anche tra i senior, ci ha permesso di ben figurare sia a livello senior, sia a livello under. Avessimo fatto diversamente non credo saremmo riusciti ad ottenere gli stessi obiettivi”. 

Come è cambiata la canoa internazionale dopo le recenti modifiche al programma olimpico?

“E’cambiata tanto, e noi ovviamente ci stiamo adeguando. Scomparso il K4 1000, tutti i più forti si sono spostati sul K1 e sul K2 (Il K1 e il K2 1000 sono rimaste le uniche barche olimpiche su questa distanza per il kayak facendo crescere ulteriormente il livello della competitività. Alla luce di questo, il lavoro fatto da Dressino e Ripamonti ad esempio è stato molto positivo e in prospettiva credo potrà dare risultati di spessore. La scelta poi di far rimanere concentrato Nicolae Craciun sul C2 assieme al fratello Sergiu, anzichè lanciarlo tra gli under dove avrebbe potuto indubbiamente dire la sua, ci ha permesso di salire sul podio con costanza (terzi sia agli europei sul C2 1000 sia ai mondiali nel C2 500), dando solidità ad un equipaggio sul quale ci sono interessanti prospettive. C’è da dire inoltre che il sesto posto di Santini e Incollingo ai mondiali è stato di assoluto valore e, con due C2 di questo spessore possiamo sperare e ambire ad un futuro molto competitivo.Il settore canadese è vivace e competitivo, con eccellenze importanti come Carlo Tacchini ma con in sostanza un gruppo di assoluta qualità che si è già ben distinto a livello internazionale. Il gruppo dei ragazzi del K4 500 poi è formato da persone che hanno entusiasmo e qualità e il settore femminile ha trovato nel K2 200 una punta di diamante straordinaria ed essenziale per la crescita globale. Francesca Genzo e Susanna Cicali, storica prima medaglia ai mondiali in una barca multipla femminile, si sono dimostrate competitive in una delle barche più difficili in assoluto; un tassello importante che ha dato motivazione a tutto il resto delle nostre donne, anche le più giovani.

Come esperienza personale, il mio passato è legato soprattutto a questo settore; e questi segnali sono più che incoraggianti per una crescita, in qualità e numeri, che credo proprio non mancherà continuando a lavorare in questo modo. Un ulteriore accenno lo farei poi ai giovani; ai molti under convocati in nazionale senior e autori di prove importanti. Per loro l’obiettivo primario non era quello di fare necessariamente risultato ma in alcuni casi sono arrivati comunque riscontri più che positivi. Penso ad esempio al K2 200 di Spotti e Bertolini al mondiale di Racice, a due soli decimi dal podio, o a Di Liberto nel K1 200 con un sicuramente importante terzo posto nella finale B, o ai giovani del K4 Torneo, Beccaro, Freschi e Burgo finalisti nei 1000 in una gara con al via equipaggi di grande valore. Stiamo lavorando quindi, seguendo criteri e metodi, ma con un occhio di riguardo inoltre a ciò che sono le risorse umane di questa squadra. Dobbiamo capire che in questo momento storico ognuno di noi, integrando in questo anche il Presidente Luciano Buonfiglio e il consiglio, la segreteria e la logistica, siamo opportunità reciproche; noi per noi stessi, i ragazzi per noi tecnici, noi tecnici per gli stessi ragazzi, tutto il sistema quindi, per creare una canoa sempre più coesa, solida e orientata al futuro”. 

Si parla addirittura di unione con lo slalom, è vero? 

“Si, stiamo ragionando con i direttori tecnici dello slalom per far avvicinare le due squadre delle specialità olimpiche. E’importante dare un messaggio di compattezza e unità, e tradurre il tutto in fatti concreti. Chiaro, le due discipline hanno specificità diverse che rimarranno tali. Ma il percorso, il linguaggio, e il progettare la crescita in maniera vicina, partendo ovviamente dai settori giovanili, può essere un qualcosa di molto importante e più che mai fattibile. Migliorando la nostra capacità di dialogare non avremo effetti negativi, anzi; maggior confronto significa maggiori opportunità”.

E per finire allora, entriamo in concreto nella stagione che inizia domenica. Cosa ci dobbiamo aspettare?

“Beh, sarà una stagione molto interessante che siamo pronti ad affrontare. Sono contento perchè, rispetto ai problemi avuti all’inizio dello scorso anno, quest’anno iniziamo invece con tempi decisamente ideali, senza questioni extracanoistiche a distrarci e con un bel bagaglio alle spalle. C’è tanta carne al fuoco in questo nuovo anno. Gli europei alla prima settimana di giugno, i giochi del Mediterraneo alla fine dello stesso mese e i mondiali a fine agosto. Passando ovviamente e anche per gli appuntamenti degli junior e under che vedranno i nostri ragazzi impegnati negli europei in casa, in Italia, ad Auronzo di Cadore ed ai mondiali di Plovdiv di fine luglio. Anche per questo siamo ancor più motivati, e pronti alla sfida”. 

Nessun timore?

“No, nessun timore anche se con i piedi ben ancorati a terra. Sappiamo che ci sarà grande pressione. Ma l’alto livello è pressione e questo non ci preoccupa perchè accanto a ciò, lavoriamo affinchè gli atleti possano allenarsi e gareggiare in un ambiente sereno. Iniziamo subito a lavorare, con il sorriso, compatti e con gli obiettivi ben chiari; e anche con la consapevolezza che l’importante di questa avventura sono il viaggio ed i compagni di viaggio, e non la meta”. 

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